La fine del 2020 ha segnato l’esordio della prima docu-serie italiana prodotta da Netflix. Sanpa – Luci e tenebre di San Patrignano comprende 5 episodi, diretti da Cosima Spender e scritti tra gli altri da Carlo Gabardini (ve lo ricordate Olmo di Camera Cafè?). La serie documentaristica ha decisamente colpito l’attenzione del grande pubblico, complice anche una grande campagna pubblicitaria, e ricorda alla lontana la docu-serie Wild Wild Country sulla comunità di Osho, sempre distribuito da Netflix.
Sulle bacheche Facebook e sui feed Instagram sono fioccate opinioni sulla bontà del prodotto. Per pubblico e critica il pollice è insù, ma al di là dell’aver apprezzato o meno le 5 puntate in cui si parla di nascita, ascesa, espansione e declino della Comunità di San Patrignano e della figura di Vincenzo Muccioli, creatore della comunità di recupero per tossicodipendenti, c’è un dato oggettivo: la discussione è aperta ed ha un peso importante.
Alcune riflessioni dopo la visione tutta d’un fiato
La prima cosa da dire su Sanpa – Luci e tenebre di San Patrignano è che un prodotto ben fatto. La forza del racconto è racchiusa in due punti. Prima di tutto la storia di San Patrignano, che unisce una piaga mortale dell’eroina che dilagava alla fine degli anni ’70 e durante gli anni ’80, la disperazione ad essa collegata, la conseguente assenza delle istituzioni (se non addirittura un tacito silenzio) e una personalità controversa, decisamente oscura, come quella di Vincenzo Muccioli, con i diversi casi di cronaca giudiziaria connessi. Secondo: la forza delle immagini di repertorio e la bravura degli autori, montatori e della regista di cucire in modo incalzante gli avvenimenti e le voci di chi quella comunità l’ha realmente vissuta.
Nonostante la dissociazione di San Patrignano rispetto alla docu-serie, il prodotto rispetta il genere documentaristico e mette in campo informazioni super partes. Non c’è realmente una presa di posizione e proprio questa sana oggettività ha dato vita al dibattito che dirige ad un’unica opinione: la docuserie è da non perdere. Due appunti dal punto di vista critico e tecnico: c’è un problema di missaggio audio inspiegabile, considerando il tipo di prodotto, e la scelta stilistica delle immagini di fiction ha creato un rimando cringe ai prodotti televisivi di fiction di cronaca nera delle reti generaliste.
Sanpa – Luci e tenebre di San Patrignano mette in campo un dilemma morale
Il documentario ha una domanda di base: fino a dove ci si può spingere per fare del bene e in questo caso salvare la vita di un tossicodipendente? Domanda etica e dicotomica a cui cercano di rispondere molti degli intervistati, tra cui ex eroinomani. Da un lato c’è un’anima da salvare dalla distruzione, un tossicodipendente incapace di volere fino in fondo, dall’altro lo spettro della coercizione derivante dalla posizioni di potere e l’imposizioni di regole ferree, cameratesche, per uscire dal circolo della droga.
Senza entrare nel dettaglio dell’assurdità della vicenda, dell’intrusione della politica a San Patrignano (sposare la causa aveva potenza mediatica grandissima, che alla lunga si sarebbe tradotta in voti elettivi?), i privati che sostenevano la comunità (i Moratti in primis, avevano un doppio scopo o era solo beneficenza?), fino alla personalità controversa di Muccioli, la docuserie in oggetto ha il grande pregio di riaccendere il dibattito sulle distorsioni della società, sui pericoli che l’essere umano può rappresentare quando investito di un grande potere, sulle dipendenze dalle droghe pesanti (ovviamente sulla legislatura in materia). Come fosse un thriller o meglio un horror, questo prodotto cattura decisamente e mette di fronte ad una storia in cui ci sono spesso zone grigie, ma a tratti anche storie bianche e altre completamente nere.
Temi come questi hanno bisogno di una cassa di risonanza
Esistono argomenti tabù o che semplicemente sono stati messi come polvere sotto al tappeto, peggio uscite fuori moda, o che scompaiono presto dai giornali e della memoria. Dalgli abusi nei luoghi che dovrebbero proteggere, alla pericolosità e dipendenza dalle droghe, che hanno necessità di una cassa di risonanza che non sia quella delle retoriche social o peggio dei salotti dei talk show delle reti generaliste.
Evidentemente di queste brutture della società il pubblico vuol sentirne parlare, meglio vuol partecipare al dibattito e questo è un bene. Prodotti come Sanpa – Luci e tenebre di San Patrignano, scegliendo una formato molto ritmato e televisivo, aiutano a riaccendere lo spirito critico, quindi che ben vengano. Il tema poi, quello dell’eroina, è più attuale che mai perché i consumi sono risaliti dal 2018, addirittura questa piaga non sembra essere mai sparita nonostante da decenni non se ne parli più. A proposito di questo vi lascio ad un articolo molto interessante letto su The Vision sull’aumento dei consumi di eroina (qui).
In questo scenario e parlando del tema della dipendenza della “roba” non si può citare un droga movie cult, Amore tossico del 1983 diretto da Claudio Caligari, che operò una fusione tra fiction e realismo, coinvolgendo nel progetto attori ex tossicodipendenti. Un grandissimo film che ai tempi mise di fronte al problema in modo decisamente scioccante.
Se volete approfondire il contesto storico che era dietro la strage silenziosa dell’eroina, vi lascio un link a Milano in movimento (qui).
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