Ci sono serate in cui non sai davvero cosa vedere ondemand: con il tuo ipad in mano scrolli scrolli e ancora scrolli titoli, poi al primo sbadiglio guardi l’orologio ti accorgi che sono passati 45 minuti. Capita! Però ci sono anche serate in cui Netflix ti propone prepotentemente un titolo, a cui quasi non puoi dire di no. Nel caso de Il rituale mi sono un po’ sentita come la cameriera nel film di Starsky & Hutch con Ben Stiller e Owen Wilson e al primo “fallo” ho schiacciato play, in fondo è bastato leggere horror per convincermi.
Il rituale: la trama
Il film si apre con 5 ragazzi seduti al tavolo di un pub: Luke, Gayle, Hutch, Phil e Dom sono amici di vecchia data e stanno organizzando il prossimo viaggio insieme. Sfortunatamente la serata di risate e brindisi si conclude nel peggiore dei modi: uno di loro, Gayle, resta ucciso durante una rapina. Sei mesi dopo, per celebrare la memoria dell’amico scomparso, il gruppo decide di partire alla volta di un sentiero sulle colline svedesi a ridosso di una foresta, esattamente il posto in cui l’amico ucciso sarebbe voluto andare. Le difficoltà del percorso di trekking fa addentrare i nostri nella vegetazione fitta e una volta nella foresta, invece di una scorciatoia per arrivare prima al villaggio, i quattro si ritrovano in un incubo demoniaco, fra visioni e culti pagani, senza trovare più via d’uscita.
Il rituale è un survival horror straniante dai tratti onirici, dal ritmo posato e con una messa in scena raffinata.
Il film è tratto dall’omonimo romanzo dell’inglese Adam Nevill ed è diretto da David Bruckner, regista fra le nuove leve e promesse del genere horror americano, già salito agli onori della cronaca grazie all’apprezzato Southbound – Autostrada per l’inferno e V/H/S, film horror a episodi presentato al Sundance 2012. Fra gli stupendi paesaggi scandinavi strisciano le paure della vita, i rimorsi per azioni compiute con leggerezza e serpeggiano i rancori e il peso del giudizio degli altri. Il film segue da vicino uno dei 4 ragazzi in viaggio, Luke angosciato dal rimorso di aver causato lui stesso l’uccisione dell’amico. L’incapacità di superare una tragedia e di scendere i patti con la propria codardia, portano il protagonista in una spirale di terrore; un terrore che si alimenta delle stesse paure di fronte cui non si riesce a fuggire.
Da quando i ragazzi si addentrano nella foresta l’atmosfera del film si fa rarefatta, proponendo momenti di angoscia e forte suggestione. Poco sangue e ottimo utilizzo della macchina da presa e della colonna sonora, che non rende banale un horror che nella sua scrittura non ha nulla di nuovo. Chiare le ispirazioni di questo film da The wicker man ai più recenti The Blair Witch project (per ambientazione) a Kill List(per rarefazione).
Pollice in su – La chicca del film è la creatura mostruosa che abita la foresta. Realizzata a metà fra CGI e artigianalità, ha sembianze originalissime e davvero inquietanti. La firma del design di questo mostro è di Keith Thompson, collaboratore di Guillermo del Toro in Pacific rim e Crimson peak.
Curiosità – Nel cast spicca il protagonista Rafe Spall che regge il ruolo egregiamente. L’attore è figlio d’arte del bravissimo Timothy Spall. La location scelta dal regista si trova nei Carpazi in Transilvania: le colline che circondano la scusa foresta di conifere si trova ad un’altitudine di circa 2100 metri.
Vietato ai minori di 14 anni, 98 minuti di durata, Il rituale è un titolo esclusivo Netflix
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