Solo una cosa ha assalito la mia curiosità durante le prime due settimane di quarantena per il Coronavirus, non si tratta di ricette strane, non si tratta di capire com’è possibile che gli specchi riflettano (sono giorni che vorrei documentarmi sulla cosa e prima o poi lo farò), ma si tratta ovviamente di un film intitolato Il Buco. C’è stato un momento in cui la mia bacheca Facebook è letteralmente esplosa tra commenti, post, videorecensioni su questo film spagnolo del 2019 che aveva già conquistato Sitges, Toronto ed era stato proiettato anche 37° Festival di Torino.
I commenti erano atroci (del tipo il film da non vedere durante la quarantena, cannibalismo e ingiustizia…) e devo dire hanno fatto vacillare per un attimo la mia voglia di immergermi in quello che sembrava un tripudio di paranoia e terrore. Senza pensarci troppo io e il mio ragazzo l’abbiamo messo su e con grande sorpresa sono rimasta piacevolmente soddisfatta della visione. Qui sotto puoi vedere anche la mia videorecensione!
Il Buco è un film dispotico
In modo geniale Il Buco riesce a condensare in poco più di un’ora e mezzo riflessioni antichissime e suggestioni che ricordano diversi film che ho amato in passato. Non si tratta di citazionismo, quanto di una sorta di rilettura postmoderna di titoli come The Cube, The Experiment, Snowpircer e anche l’ultimo Bong Jon-ho, Parasite. Alla base di questo film distopico e decisamente metafisico, c’è la lotta di classe e la denuncia del sistema capitalistico che porta alla distruzione di valori come cooperazione, condivisione, parità, per dar vita ad enormi dislivelli sociali e al concetto plautino dell’homo homini lupus dove prevale l’io e l’istinto se al centro c’è la sopravvivenza.
Come l’acclamato Parasite, anche se in modo molto più elegante e meno estremo, o i più avvincenti Snowpircer e la teen-saga The Hunger Games (prima ancora c’era Battle Royale) il film spagnolo affronta il tema del dislivello sociale, la differenza di opportunità tra ricchi e poveri, ma anche il tema della giustizia, ricordando The Experiment – Cercasi cavie umane (film del 2001 tedesco, davvero interessante ispirato al reale esperimento carcerario di Stanford ad opera dello psicologo Philip Zimbardo) thriller in cui un gruppo di cavie si ritrova ad inscenare una situazione di guardi e ladri all’interno di un esperimento in real time.
Da tutte queste riflessioni emerge l’urgenza di parlare di importanti argomenti come le parità opportunità e soprattutto di come l’utopia del benessere comune possa arrivare solo dalla collaborazione, abbandonando l’individualismo di cui il capitalismo è pregno. Soprattutto in quest’ultimo aspetto Il Buco ricorda anche film come The Cube, meraviglioso horror fantascientifico del 1997 di Vincenzo Natali, in cui un gruppo di persone si ritrova intrappolati in una struttura detentiva da cui per scappare devono necessariamente aiutarsi l’un l’altro.
Il Buco: la trama
Ecco la sinossi de Il Buco: Un giorno Goreng si sveglia, con il futuro compagno di cella Trimagasi, al trentatreesimo piano di una prigione verticale, attraversata da una piattaforma discendente che trasporta i resti dei pasti dei detenuti dei piani superiori. Trimagasi conosce le regole di questo luogo misterioso: due persone per piano e un numero sconosciuto di reclusi. Se sali di piano sopravvivi, ma se pensi troppo scenderai di nuovo. Se sei in fondo, dove il cibo arriva a malapena, non ti puoi fidare di nessun altro che del tuo istinto.
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Buon ritmo e scrittura ponderata rendono Il buco un buon prodotto di massa
«Ho lavorato con un’elegante, potente, diretta camera a mano, concentrandomi sempre sui personaggi, per fornire loro una dimensione estetica e un’agile naturalezza. Siamo diventati intimi complici: testimoni privilegiati della discesa agli inferi di Goreng e dei suoi insoliti compagni di viaggio» ha dichiarato Galder Gaztelu-Urrutia, il regista de Il Buco. Lo sguardo del film è asciutto, a tratti minimalista e intimista, e si lascia andare poco a sperimentazioni visive. Il montaggio è chiaro, ben ritmato, per questo il film si sostiene senza troppa fatica. Le immagini più cruente, come le tanto discusse scene di cannibalismo, vengono mostrate senza sottolinearne la torbidità e sgradevolezza, ma attenzione perché nonostante tutto è necessario essere dotati di stomaco forte per affrontare certi momenti. Buone le interpretazioni di tutto il cast.
Nel complesso Il Buco è un film apprezzabile prima di tutto per la forte critica socioeconomica che poggia le basi della trama. La simbologia è forte, come del resto il finale del film che è un accorato appello alla ragionevolezza di tutta l’umanità.
Voto: 4
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