Se hai una sorella sai esattamente a quello a cui mi riferisco: sto parlando di quel rapporto a prescindere in cui ci si ama, poi ci si odia, poi ci si vuole solo bene, poi ci si vuole menare; quel rapporto in cui si condividono segreti, momenti indimenticabili, ragazzi, risate… una metà o più parti di una mela che fanno un tutt’uno, anche se si è profondamente diverse, anche se alle spalle avete qualche vestito rotto in una rissa e qualche tirata di capelli. Questo rapporto può essere ancora più viscerale se come nel mio caso sei una sorella minore, perché una sorella maggiore l’hai sempre avuta, pronta e ceduta in dotazione alla tua nascita quando ti hanno consegnato le chiavi di questa stranissima e versatilissima automobile di cui ora non puoi fare a meno. Qualche giorno fa è stato il compleanno di mia sorella maggiore che a voi presenterò come Irina Skassalkazaya – ve lo ricordate il personaggio interpretato da Marcello Cesena ad Hollywood Party? – e per celebrare questa magica occasione ho raggruppato alcuni film che hanno all’interno della loro storia due o più sorelle o sorellastre che siano.
Il primo fra tutti da citare è la meravigliosa commedia Mistress America, film diretto da Noha Baumbach e scritto insieme all’immensa protagonista Greta Gerwig. Io l’ho visto al Festival di Roma 2015 e se qualcuno di voi ha visto questo film mi obietterà che le due protagoniste di questa storia non sono sorelle di sangue, ma due che stanno per diventare sorellastre e quindi nemmeno si conoscono, ma questo film racchiude in modo perfetto un concetto: quell’aura che le sorelle più grandi hanno intorno a sé. Avete presente quando a 11 anni vi siete sentite bruttissime (ok forse generalizzare è troppo, io ero una bambina che si affacciava all’adolescenza con dei capelli arruffati e osceni, le sopracciglia che partivano da messo occhio perché nessuno mi aveva insegnato ad evitare il rasoio per quella zona e qualche chilo di troppo) mentre vostra sorella, che ha 4 anni di più è cool, magra e corteggiatissima? In quel momento il rapporto è dicotomico, di adorazione e profondo odio, ma in fondo è solo questione di tempo perché anche tu superata la fase sgorbio delle scuole medie sboccerai come un fiore. Ecco in Mistress America c’è un po’ di sano mito della sorella maggiore: da un lato c’è Tracy, una matricola del college a New York, che una volta arrivata nella Grande Mela non riesce ad avere espereinze emozionanti e glamour come si aspettava, dall’altro c’è la sua futura sorellastra. Per ambientarsi meglio Tracy, 18 anni, decide di chiamare Brooke, più grande di lei di 12 anni: un’avvenente architetto, bionda, incertissima nell’ambiente newyorkese, sicurissima di sé, bella, stravagante e super cool. Esattamente ciò che Tracy vorrebbe essere. Mistress America è una piccola perla indie di ironia e emozione, consiglio di vedere questo film assolutamente.
Se si parla di sorelle però non si può non partire da un classico datato 1949, Piccole donne di Mervyn LeRoy. Un masterpiece della letteratura prima (il romanzo è del 18868 scritto da Louisa May Alcott) e del cinema poi (da non confondere con lo scadente remake del 1994) che racconta gli altalenanti rapporti tra sorelle, fatti spesso di silenzi e approvazioni con la punta della lingua che frizza. La storia di Jo, Amy, Meg e Beth è intramontabile e racconta la bellezza di un rapporto al di sopra di qualsiasi irragionevole dubbio che però non è mai lo stesso: dai giocattoli si passa al trucco e a scambiarsi i vestiti, poi dalle risate ci si confida i più oscuri segreti, poi ci si abitua all’assenza dettata dalla lontananza dove tua sorella maggiore si trasforma in tua madre, fino ai parti e a guardar crescere i nipoti e a giocare tutti insieme sul lettone. Al centro c’è sempre però quell’immutabile sentimento di amore e gioia che non si spezza – quasi – mai! Piccole donne, anche se lei non lo ricorderà, l’abbiamo visto insieme (negli anni 90 davano sempre questi capolavori di un certo peso in tv). Io l’ho visto più di una volta e come i grandi melodrammi super sentimentali americani lo rivedrei anche adesso. Curiosità per chi non lo sapesse: in questo film oltre a Liz Taylor in versione boccolosa e bionda c’è anche Janet Leigh, la protagonista di Psycho di Alfred Hitchcock!
Il lato fanciullesco del rapporto fra due sorelle non svanisce mai, a volte può essere sovrastato dalla vita che sa essere complicata ma, anche se tarda, prima o poi quel momento in cui entrambe sarete piegate in due con le lacrime agli occhi e con problemi di respirazione a causa delle enormi risate che vi starete facendo, arriverà. A me e Irina capita spesso il momento ilarità, come quando guardiamo le foto rubate a mia madre che ha sempre delle espressioni meravigliose. Proprio per questo motivo, anche in onore della passione per i classici Disney che il nonno Alberto ci ha lasciato in eredità (ogni domenica ci regalava un vhs originale dei cartoni animati Disney) non posso non citare Frozen. Elsa e Anna, il ghiaccio e il fuoco, due personalità agli antipodi con in comune un grande sentimento d’amore l’una per l’altra. Basta, qui già piango!!!
Un po’ tetro ma che assume un grande significato è Il giardino delle vergini suicide, il film di Sofia Coppola, cult degli anni ’90 con Kathleen Turner e Kristen Dunst. Il film racconta della sfortunata esistenza delle cinque sorelle Lisbon, e dell’impedimento di vivere la vita da adolescenti da parte dei genitori e fare tutte le esperienze del caso. Il film, come il romanzo omonimo da cui è tratto, parla di quell’età in cui tutto è eccitante, anche il solo pensiero di fare qualcosa di nuovo o trasgressivo. Questo film del tutto simbolico dove le Lisbon erano l’unico motivo di entusiasmo per il gruppo di maschietti che le corteggiavano, mi rimanda alle sensazioni di quando adolescente (ormai sbocciata, non ero più lo sgorbio delle medie) avevo la possibilità di uscire al sabato sera con mia sorella, ormai all’alba della maggiore età. Nulla di eccessivamente trasgressivo ripensandoci adesso, ma prima di frequentarle le serate dei grandi, quelle erano semplicemente qualcosa di mitologico: era divertente uscire con gli amici di Irina, io ero un po’ la mascotte e mi facevano anche bere in libertà!
Il quinto titolo è un po’ estremo ma ho deciso di citarlo per parlare di quella mollezza nel darla spesso vinta alle sorelle a cui spesso non sai proprio dire di no. E’ esattamente lo stesso sentimento tale per cui vorresti poter aiutare tua sorella quando la vedi giù o in difficoltà. Proprio per questo motivo ho deciso di inserire in questa top 5 Excision, un film horror del 2012 che fece scalpore al Sundance Festival a causa della sua natura davvero disturbante. In realtà la trama è incentrata su una giovane ragazza ossessionata dal sangue, che fa sogni e cose davvero disgustose. In questa storia dove i globuli rossi sono al primo posto però c’è anche una sorella, malata di fibrosi cistica a cui Pauline, il nome del personaggio principale di Excision, è legata a tal punto da fare un gesto estremo. Un film sentimentalmente insanguinato!
E voi conoscete qualche altro film che riesca a rievocare qualche sensazione bella o brutta che sia sulla sorellanza?
Aspetto i vostri consigli cinematografici!
3 Comments
Anni fa ho visto un film sul rapporto fra due sorelle, l’una pragmatica, razionale, l’altra sognatrice. Colonna sonora the Cold Song di Klaus Nomi, e il Lamento di Didone di Henry Purcell. Qualcuno sa dirmi di che film si tratta? Non ho mai scritto questo commento!
Ciao Marisa, grazie mille intanto per aver lasciato un commento sotto questo post (e scusa se rispondo solo ora ma il blog è rimasto inattivo per tantissimo tempo)! Purtroppo dalla tua descrizione non mi viene in mente nulla… non so se nel frattempo hai trovato la soluzione all’enigma!
Purtroppo no. Spero davvero che qualcuno mi aiuti a rintracciare questo film