È tempo di parlare di horror e oggi lo facciamo con Oz Perkins! Inauguro una rubrica dedicata alle nuove generazioni dedite a questo genere.
L’Horror è considerato il genere più redditizio per l’industria cinematografica, lo sapevate? Vuoi il fascino esercitato sui più giovani, solleticati dalla curiosità che sa di prova di sopportazione, vuoi l’eclettismo del genere con cui si può mettere in scena di tutto, anche temi di importanza sociale, vuoi il basso budget di produzione, condizione che spinge al massimo sulla fantasia dei registi, vuoi la voglia di evasione e di brivido… Anche se spesso all’interno del genere si avverte una sorta di omologazione in ottica commerciale, l’horror regala anche prodotti d’autore che riescono ad impattare aggirando le logiche industriali.
Questo primo articolo parla di un talento fuori dal coro, sceneggiatore e regista di storie di omicidi efferati, presenze che ritornano e profonda sofferenza umana. Oz Perkins, figlio d’arte come capirete dal cognome (è il figlio di Anthony Perkins, celebre interprete di Norman Bates di Psycho del 1960 e fratello del cantautore folk Elvis Perkins), è tra i filmaker che spiccano nel panorama del cinema del terrore contemporaneo. Con alle spalle soli 3 lungometraggi, Oz si è fatto notare perché i suoi film lasciano profondo turbamento e sicuramente per la scelta di affidare le redini dei suoi racconti a protagoniste femminili.
Oz Perkins e la new generation dei registi horror
Il legame tra Oz e il cinema c’è da sempre, perché nasce in una famiglia di spettacolo: da suo nonno, attore di teatro e di cinema, interprete tra gli altri del famoso Scarface di Howard Hawkes, eredita il nome, Osgood; da suo padre invece eredita l’amore per le storie horror. Ma sono le vicende della vita a portare Oz sulla strada del genere, con la necessità di raccontare storie di intime paure e angosce.

È sicuramene il lavoro del padre a portare Oz sulla strada di Hollywood, tanto che da giovane inizia la carriera come attore sul set di Psycho II (1983), dove interpretò a 9 anni Norman Bates bambino, condividendo l’esperienza con il padre. Anthony Perkins è stato ovviamente una figura cruciale e sperimentare nei vari reparti dell’industria cinematografica ha chiarito le idee ad Oz Perkins.
Da Anthony a Oz Perkins: il passaggio del testimone
Facciamo un passo indietro: Anthony Perkins negli anni ’50 era un idolo per gli statunitensi, un attore dalle grandi doti recitative che interpretava con facilità commedie e caratteri positivi nei film western. Poi nel 1960 Alfred Hitchcock lo trasformò nel serial killer travestito più famoso di sempre in uno dei film che che scioccò il pubblico e fece la storia del cinema: Psycho. La grande performance di Anthony Perkins gli affibbiò da un lato lo status di icona dell’orrore, aprendogli le porte per altri importanti film come Le piace Brahms accanto a Ingrid Bergman o Processo di Orson Welles, dall’altro limitò la percezione del settore nei suoi confronti.

Come racconta Oz Perkins in diverse interviste, il padre dovette combattere e mostrare tutta la sua bravura per far sì che la gente riuscisse a vederlo anche in diversi ruoli, oltre che in quelli di Norman Bates. Si racconta che Anthony Perkins visse momenti di forte frustrazione, ora che ad Hollywood era visto come il pazzo del cinema statunitense, tanto da rimanere fisso davanti al telefono per non perdere le chiamate del suo agente.
Oz Perkins: dalla recitazione alla sceneggiatura e infine alla regia
Anthony Perkins insomma non ebbe una vita facile: destò scandalo quando si dichiarò bisessuale, poi dovette affrontare le problematiche collegate l’AIDS, malattia che in comune accordo con la famiglia, decise di non dichiarare mai all’industria per paura di essere nuovamente isolato. Nell’ultimo periodo di vita, Oz ebba l’opportunità di parlare molto con il padre e raccogliere le sue memorie. Anthony Perkins morì il 12 settembre 1992. Per Oz fu un momento difficile da superare, però il ragazzo dovette fare i conti anni dopo anche con un altro difficile episodio della sua vita: la madre, l’attrice e modella Berry Berenson, infatti perse la vita durante gli attacchi alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001.
Oz ha dovuto affrontare diverse difficoltà che la vita gli ha messo di fronte ed è importante capire quanto anche questi episodi abbiano pesato nella sua idea di cinema. Da attore a sceneggiatore, unendo le grandi sfide della vita, è venuto fuori quello sguardo narrativo cupo e solitario, trasferta poi nei personaggi del suo cinema una volta che avrebbe scavalcato e dal set si sarebbe mosso dietro la cinepresa.
A proposito di cinema, il regista in un’intervista a Screenrant ha dichiarato che la settima arte era la sua passione; dopo la suola di cinema e quei “colpi di scena della vita” si è rifugiato prima nella recitazione per poi di capire che la sua strada era un’altra. “Il mio desiderio era di agire” così da attore passa al reparto sceneggiatura scrivendo tra gli altri il thriller Fredda è la notte, con Brian Cranston, e The girl in the photographs, film horror prodotto da Wes Craven. Il 2015,a 41 anni, Oz scrive anche il suo primo film da regista February – L’innocenza del male (The Blackcoat’s Daughter). Un esordio scioccante che accende un riflettore su di lui, come talento da tener d’occhio.
February – L’innocenza del male: l’esordio scioccante di Oz Perkins
Sporco, inquietante, demoniaco: l’esordio di Oz Perkins alla regia sorprende e sciocca. La storia è arzigogolata e racconta di 2 ragazze che non riescono a tornare a casa per Natale, rimanendo isolate nella prestigiosa scuola cattolica di Bramford. Contemporaneamente, la paziente psichiatrica Joan fugge dalla clinica psichiatrica in cui è reclusa e si imbatte nei coniugi Bill e Linda che si stanno dirigendo nella scuola di Kat e Rose.

È di certo un film che disorienta, che inizialmente sembra assolutamente non appartenere al genere horror e invece così è, non solo per una possessione demoniaca nel mezzo, ma anche per efferate uccisioni. Al centro di questa storia c’è poi un tratto drammatico, quel senso di gelo e di abbandono, da parte della famiglia e di un’umanità sempre più egoista. Un film di quelli fuori dal coro, che sembrano partire incerti e in realtà sia a livello visivo che emotivo hanno una direzione ben chiara.
Il film sperimenta il genere horror, partendo dalle inquietudini umane per arrivare ad un colpo di scena spiazzante. February – L’innocenza del male, certamente, è un film che si insinua nel profondo, sfiorando corde emotive che raccontano in breve quella paura e solitudine della crescita di un individuo. Si apprezza la regia armoniosa, la buona direzione delle tre protagoniste e l’originalità della scrittura narrativa. Disponibile su Amazon Prime.
Sono la bella creatura che vive in questa casa: un horror raffinato Netflix
Non c’è niente di più puro e arduo di mettere in scena la rarefazione, soffermandosi sui dettagli, senza essere schiavi di un procedere ad un ritmo sostenuto di cui la maggior parte dei film sembrano essere schiavi. Il secondo film di Oz Perkins è una piccola perla che abbraccia le atmosfere del ghost movie vintage e le unisce ad una regia impeccabile. Sono la bella creatura che vive in questa casa è uno di quei film che definisco UHU (avete presente la colla liquida?), una storia che prende per mano e rapisce. La protagonista del film è Lily, un’infermiera che si spaventa facilmente e che deve assistere una scrittrice di storie horror malata. La casa in cui deve vivere insieme alla strana signora nasconde un sacco di segreti e una presenza minacciosa.

Oz Perkins ancora una volta stupisce con un film su una casa infestata, ma il focus non è prettamente quello. Proprio all’inizio infatti, viene dichiarato che la protagonista del film ha 28 anni e non arriverà a compierne 29. Scricchiolii, lunghi corridoi, pareti da cui echeggiano voci, elementi cari ai film dei fantasmi, un genere che Oz Perkins ben utilizza, incorniciando tutto con una regia curatissima. Sono proprio i quadri ampi e ravvicinati, movimenti lenti e veloci, un gioco di opposizioni che costruire un’altissima tensione. Questo è un film che mette i brividi e ancora una volta una storia sostenuta da donne con alle spalle storie tremende. Lo trovate su Netflix.
Gretel e Hansel: i Grimm in versione gender swap
Abbiamo capito che per Oz Perkins, i migliori film dell’orrore parlano di tristezza, perdita e dolore. Il sangue non manca, ma a lui il gore non interessa perché a questo regista interessa realizzare film che nascondano un profondo dolore al loro interno. “Se non hai vissuto la morte di qualcuno vicino a te, guardare un film dell’orrore è molto simile a un giro in un parco di divertimenti. Una volta che hai provato dolore e morte, il genere horror cambia. Si tratta di mostrarmi come vivere quando le cose sono tristi e spaventose e cadono a pezzi“.

Continuando la sua poetica Oz Perkins dirige il suo terzo lungometraggio di cui però questa volta non scrive la sceneggiatura. Gretel & Hansel è la riscrittura della celebre frase dei Fratelli Grimm, in ottica gender swap (operazione riuscitissima e non forzata, rispetto a tanti altri film che hanno valorizzato storie al femminile). Fedele alle sue protagoniste femminili, anche qui Osgood affida le redini del racconto a Gretel e sceglie di non fare affidamento sui jump scare ma ancora una volta raccontando la paura di natura psicologica.
La vera natura della fiaba è spaventare
Gretel e suo fratello Hansel vengono allontanati dalla madre perché non può permettersi di mantenerli. C’è povertà, carestia e i due fratelli devono adoperarsi per trovare un lavoro, quindi denaro e cibo. In cerca di fortuna i due si perdono nel bosco oscuro ed incappano nella casa di una donna sinistra, la strega Holda, che offre loro riparo e ovviamente tanto cibo. Anche qui si riconosce la cura per la regia di Oz Perkins, tra simmetrie, atmosfere rarefatte e richiami alla Giovanna D’Arco del 1928 di Carl Theodor Dreyer.
Ancora una volta a far paura non è tanto la magia nera che si nasconde nella casa della strega, ma i pericoli e le angosce più profonde collegati ai temi della formazione e della crescita. Oltre ad aver scambiato i personaggi rispetto alla celebre fiaba dei Grimm, rendendo Gretel protagonista e Hansel come comprimario, anche la scelta del formato widescreen è particolare. Il rapporto di 1,55: 1, una proporzione più quadrata rispetto a quella tipica del cinema, viene scelto per dare maggior enfasi al racconto e per ricreare l’atmosfera da fiaba antica. Il naturalismo dell’ambientazione e la scelta di una narrazione cadenzata poi non può non far accostare questo film a The Witch di Robert Eggers.
Gretel & Hansel è disponibile in versione Home Video, DVD e Blu-Ray, distributi da Midnight Factory.
Oz Perkins e i programmi per il futuro
Paure profonde, angosce di un futuro incerto, dolore per l’abbandono e per la solitudini, morti efferate, fantasmi che ritornano: questi sono i punti cardine della giovanissima filmografia di Oz Perkins. Sembra che il prossimo progetto da sceneggiatore/regista di Oz sia un episodio di The Twilight Zone prodotto da CBS All Access.
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