(condivisione) condividere • /con·di·vì·de·re/ • verbo transitivo
Avere in comune con altri;
Dividere, spartire con altri.
(dizionario lingua italiana)
(Semplici riflessioni) Condivisione, una parola oggi sulla bocca di tutti. La condivisione è un concetto così importante in questa epoca che il marketing se n’è subito impossessato, anche creando interessanti servizi. C’è chi condivide free hug, chi condivide la propria auto per un viaggio, chi condivide un post polemico per protestare sui social, chi condivide la propria professionalità o il proprio sapere per metterli al servizio “civico” degli altri.
La condivisione, da napoletana e da sorella, è sempre stato un concetto ben saldo nella mia testa, perché condividere, quando internet non era ancora per tutti, o meglio quando i social non esistevano nemmeno come li intendiamo oggi (una volta c’erano solo i blog), significava stare fisicamente con qualcuno nello stesso luogo. Poi sono diventata una coinquilina universitaria fuori sede e ho dovuto condividere spazi con sconosciuti, il che significava imparare, crescere ma a volte anche sopportare abitudini diverse. Poi è arrivata la tecnologia e se si dice “condividere” si pensa subito ad un post Facebook.
Vi siete mai fermati a riflettere sul significato di condivisione?
Sapete da quando condivisione è diventato un vocabolo su cui rifletto spesso? Da quando ho conosciuto la storia di un ragazzo che sulla sua pelle, in un gesto estremo, ha capito quanto fosse importante la condivisione. Alexander Supertramp, pseudonimo con cui i più conoscono Christopher McCandless, decise di allontanarsi dalla sua famiglia e dalla società in cui viveva (proveniva da una famiglia borghese statunitense) per esplorare alcune terre selvagge, spogliandosi dei beni materiali (eclatante il gesto di bruciare gli ultimi 300 dollari che gli rimanevano) perché non si riconosceva in determinati valori, collegati al sistema capitalistico, di una società basata esclusivamente sul denaro e poco attenta alle divisioni socioeconomiche.
Alexander Supertramp e una frase che è diventato uno dei miei mantra
Se volete recuperare la storia di questo ragazzo c’è il film del 2007 Into the wild – Nelle terre selvagge, diretto da Sean Penn e interpretato da Emile Hirsch (qui c’è il trailer), e il documentario The Call of the Wild. Io vidi il film di Sean Penn a Bologna, era il 2008 e da poco mio Nonno Lello – Raffaele – ci aveva lasciato. Una morte che interrompeva un rapporto in realtà sbocciato da poco e che mi mise davanti alla consapevolezza che di tempo non ce n’è mai abbastanza, che avrei voluto condividere di più con un nonno decisamente sopra le righe e senza peli sulla lingua.
È una questione di tempo e di condivisione dunque la vita? Quel film mi colpì moltissimo: una storia, coraggiosa e al limite, per portare in alto valori importanti e ritornare poi alla base, i rapporti e la condivisione. “La felicità è reale solo se condivisa” aveva appuntato tra le pagine dei Dottor Zivago di Boris Leonidovič Pasternak, Supertramp che si era allontanato da tutto e da tutti lo aveva capito, trovando poi nella solitudine la morte.
Questa è una frase in cui credo fortemente: se non hai da spartire gioie e dolori con altri che valore ha la vita? Difficile a dirlo nell’era in cui spesso ci rivolgiamo ad una fotocamera per comunicare, trattenere momenti, seguire discorsi. Uno specchio digitale attraverso cui a volte si riflette il narcisismo che velocemente ci fa sistemare quel capello fuori posto e nascondere le occhiaie dietro un filtro.
Condivisione e Covid-19
Poi è arrivato il Covid-19 e l’impossibilità di condividere la quotidianità con gli altri, per forza di cose ovviamente e per la salute globale. In un momento in cui avremmo dovuto stringerci in una condivisione di un dramma a livello planetario le divisioni sembrano ancora più grandi di prima. Ecco che nell’era dello sharing è diventato difficilissimo condividere le difficoltà degli uni e degli altri, soprattutto inteso come ascolto delle parti in gioco, di partecipare attivamente. Condivisione è un termine che prevede l’altro e che è parente a confronto.
Allora la con-divisione si è trasformata in con-flitto tra chi non la pensa allo stesso modo e via di insulti tra i commenti Facebook. Ci avviciniamo alla fine dell’anno e al Natale, simbolo di condivisione, quanto meno dello stare insieme tra i propri cari. Questo del 2020 sarà un Natale diverso, preoccupato, separato.
Insomma in questo – ormai non proprio più – nuovo millennio si parla tanto di condivisione, eppure di voglia di mettersi nei panni degli altri, di condividere pene, dolori, gioie e vittorie, diventa sempre più rara. La scala sociale è divisa, i valori non sono più condivisi.
Ecco come dicevo si avvicina Natale e nel silenzio di questa solitudine figlia del Coronavirus mi sembra naturale chiedere nella propria intimità, a chiunque ci stia ascoltando, di ritrovare il vero significato di condivisione, di ritrovarlo nelle relazioni pure, di rendere vero lo spirito che aiuti ad aggiustare questo mondo ammaccato.
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